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Un giorno scriverò un libro. aiuterà la gente messa come me. sarà un libro di supporto spirituale e psichico. La gestione delle spinte propulsive delle decine di te stessi che ti scalciano dentro. Credo di essere giunta alla conclusione che io non posso essere una persona sola. Io sono un numero indefinito di persone, precisamente la somma di tutte le nevrosi e le manie che le centinaia di migliaia di persone che hanno fatto in qualche modo volente o nolente parte della mia vita mi hanno infibulato dentro. e ogni mattina questi migliaia di impulsi diversi, spesso in fottuta contraddizione tra loro, danno luogo a una combinazione diversa di Me, come scuotere forte un cubo e veder mutare l'immagine che c'è dentro a seconda dei nuovi incastri che si andranno a generare. io non sono una persona sola. io sono la somma degli stessi numeri che si combinano tutti i giorni in algoritmi diversi generando combinazioni di codice impreviste e imprevedibili. Non posso nemmeno sapere se questo sia o meno un disturbo o una normale condizione dell'umano vivere, perchè non sono mai stata nel cervello di nessun altro a parte che dentro il mio e quindi non so come funzionate voi altri, non ho un cazzo di benchmark attraverso il quale dire dove finisce la normalità e finisce la patologia. Fatto sta che gestire tutte queste me stesse diventa immensamente complicato. vederle contendersi il trono nelle situazioni di squilibrio, e dover scegliere quale di loro dovrà effettivamente scegliere, farle prendere quella tal decisione, quella tal direzione. Universi parelleli che come campi magnetici si respingono a spallate propulsive e che hanno come epicentro il mio sistema nervoso.
Dovevo fare la psicologa. Sicuramente una di queste me stesse lo è. Un altra è un economista. Un altra scrive poesie. Un altra è tutto quello che le altre non vorrebbero essere, ma si ritrovano ad essere a giorni alterni.
Dovrei scriverlo questo libro.

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…E dire che ho cominciato a credere anche nell'oroscopo, l'altro giorno diceva che avrei avuto una schiarita in amore. Beh, la schiarita c'è stata, ma dietro non c'era nessuno.

 

Nell'inventarsi drammatico che spesso avviene in situazioni di ansietà, non succede altro che una scissione di tempi in party uguali con gli stessi invitati. In fondo è semplicemente come una serie di universi paralleli ed io credo di aver lasciato parte della mia vita in uno di questi. Oltre a non sapere in quale, non posso comunque nemmeno raggiungerli.

 

Se è vero che due rotte parallele possono incontrarsi anche se sono navali, allora non smetterò mai di aspettarti, e se non dovessimo incontrarci mai, anche se ci vedremo tutti i giorni, allora mi mancherai per sempre.

 

E quindi l'assurdo non esiste, qualsiasi cosa ha un senso, l'assurdo stesso ha una definizione.

Non è forse assurdo definire l'assurdo con una parola definita?

Ogni cosa ha un senso, bisogna solo sapersi accontentare della direzione.

 

La parola è solo un dubbio sulla coscienza dell'essere, del resto risolve molti meno conflitti di quelli che crea.

 

 

Tratto dal diario del mio amico Valdos Ciavattus aka Bob il naufrago.

 

I love him.

 

xxx

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Una radiografia, praticamente.

 

Analizza e spacca in due er capello, Critica, nun se fida, colleziona.
Nun se pronuncia, dubita, raggiona, cataloga, organizza, ammira er bello.
Sparambia, nun vo' spènne, te cojona, sceglie più cor core che con l’ingegno.
Bazzica e conosce questo e quello, nun s'azzarda e invece s'empressiona
Ccià fifa de soffrii, ama l'iggiene: lustra, pulisce, lava, disinfetta,
va dar dottore puro si sta bene, pija trenta medicine. Indecisa sempre.

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