Il mio cervello scava tunnel sotterranei per fuggire dalla realtà.
Una cortina d'acciaio che mi si stringe intorno.
Fumo nero che si inzuppa in quella patina languida incelofanata sugli occhi.
I pensieri prigionieri sgomitolano fuori dai miei pugni e si nascondono negli interstizi del cervello e continuano a proiettarsi sulle sue pareti.
Casca l'intonaco ma io lucido il pavimento.
Tesso la tela di giorno e la sfascio di notte.
Arrotolo la mia paura come una ciocca di capelli intorno all'indice.
Come un filo di fumo bianco intorno all'aria.
Come le mie viscere intorno a una forchetta.
Io credo nelle mie capacità. sono loro che non credono in me.
Io credo che la vita sia un temperamatite e che mi stia continuando ad affilare la punta accorciandomi lentamente.
E guardo i riccioli cadere. i riccioli color sabbia che semino sulla strada, sono come granelli di una clessidra, petali di una margherita.
Non scrivo più perchè la testa mi è diventata così affilata che qualsiasi foglio su cui mi poggio finisce per bucarsi. O per spezzarmi.
