Ho ascoltato Listz e Schubert su un 33 giri mangiando pesce su un attico sul mare.

e lo sto scrivendo perchè domani mattina mi sveglierò e crederò di aver sognato tutto. o lo dimenticherò. è facile dimenticare. i sapori che senti una volta sola e poi mai più, il tempo te li raschia via con la carta vetrata.

io voglio ricordare.

il rumore della puntina sul disco. l’aria fresca del mare che ti passeggia sulla faccia. la tavola imbandita di pesce. di persone. di autenticità. di storie, di tradizioni, di racconti e di voglia di raccontarseli. di vino fatto in casa, di famiglia.

famiglia. non ce l’ho mai avuta, e stasera ce l’avevo.

andare via e sapere che non c’è parola ricca abbastanza che paghi il debito d’amore che adesso ho.

le parole sono tutte perennemente in debito con l’anima, madre di emozioni che scalciano nel cervello prepotenti e impazienti di nascere senza trovare nessun suono valido in cui potersi incastonare per venire fuori da lì.

e allora grazie, solo grazie signori miei.

una grande lezione mi avete dato.

da grande voglio essere voi.

e avere figli che mi guardano con gli occhi con cui vi ho salutato io stasera.

certe persone ti compaiono come fossero quei fantasmi buoni dentro i film per bambini, di quelli che si siedono accanto a te sulle vecchie poltrone a righe rosse e oro con i poggia braccio di legno sfarzoso, ti chiudono gli occhi e ti parlano, con quella voce da vecchio delle fiabe, che ne ha… “viste cose che noi umani non potremmo immaginare”, e le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di orione, e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser e tutti quei momenti…

andranno perduti nel tempo

Come…

lacrime

nella

pioggia.


Grazie.

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