e diventarono ventitrè.

23 tormentati, infuocati, intemperanti anni. Chè tutti dicono che sono gli anni miei più belli. e io da qui che li guardo interdetta dicendomi che se non me ne accorgo forse allora sto sbagliando qualcosa. ma sai, non ricordo un attimo di vita mia vissuta in cui non me lo stessi effettivamente chiedendo. Di essere nel posto sbagliato, di star sprecando tempo. questo tempo maledetto che mi striscia nel corpo e lentamente e inesorabilmente me ne succhia la linfa, nel suo costante bastardo countdown col contagoccie, finchè non mi accartoccierò nella sua cannuccia e fine non sopraggiunga.

grazie mamma, grazie Dio.

ventitrè anni rubati al tempo, azzannati e strappati dalla sua bocca, e presi per me, uno per uno, con la furia e la fame di chi sa che prima o poi non ci saranno più porzioni che gli spettano, e di chi si azzuffa e si accapiglia col mondo perchè cazzo, il mio tempo scadrà, e prima che succeda scalcerò nel ventre del pianeta per fargli sentire che tutti i giorni, oggi, e fino al mio ultimo respiro, continuerò a combattere, a scavare, e rigare le sue acque,
a sbranare i suoi orizzonti a incastonare la mia voce dentro le sue viscere in modo che ogni mia parola possa rimbombargli nel cuore per sempre e possa raggiungere i posti che io non farò in tempo a vedere e parlare a coloro che non farò in tempo a conoscere, e ventitrè anni sono maledettamente pochi per potermi contenere, e maledettamente troppi perchè io possa tenergli il passo, e guardo il tempo galoppare sulla mia faccia, tirarmi via le giornate per i piedi mentre io le tengo strette per le braccia, e poi vincere sempre, me le ruba e se le porta via nel suo sacco, e mi lascia un timbro sul cartellino delle presenze, una spunta sopra la sua lista e riparte.

ho fatto un sacco di casini. ventitrè anni di casini.

scusa mamma, scusa Dio.

se voleste farmi un regalo, allora niente ricchezza, ne’ gloria, ne’ fama, ne’ soldi, ne’ potere.

Una sola cosa.

la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era in mio potere fare, e di aver detto tutto quello che sono stata costruita per dire, e di aver sofferto, gioito e goduto fino a consumare l’ultimo sommo strato di vita che mi è stato donato, di aver pianto tutte le lacrime, di averle usate proprio tutte fino all’ultima goccia, e amato con tutto l’amore che il mio corpo e il mio spirito sono stati messi in grado di generare, e baciato tutti i miei baci, di aver usato tutto il fottuto serbatoio di vita che mi porto nelle vene.

datemi questo. e negozierò.

fino ad allora brucerò.

Brucerò per sempre.

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One Response so far.

  1. willy says:

    buon compleanno Folletto pestifero ;-) tieni il serbatoio sempre pieno e mai in riserva!!!!!

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