Siamo fragili. siamo mortali. siamo infinitamente umani. invecchiamo. ingrassiamo poi dimagriamo e ingrassiamo ancora. perdiamo i capelli, i denti, gli anni, ci ammaliamo, ci facciamo la pipì addosso, ci rotoliamo nella vita nella vana ricerca di una posizione comoda. soffriamo. porca miseria, se soffriamo. apriamo il frigo per cercare qualcosa che possa riempirci l'anima trovandolo più vuoto del corpo in cui siamo incastrati, e in cui il nostro spirito rimbomba negli anni in cui gli è concesso abitarlo, fino a che quell'eco non sfuma, delicatamente, chi dura un po' di più perchè ha lanciato un urlo più forte, chi di meno perchè non ha spinto la voce nella vita con sufficiente intensità. ma tutti un giorno smetteremo di funzionare. turn off. e tutti i calci nel cielo, tutte le lacrime sui cuscini, sulle magliette di chi stava per andare via, sui pugni stretti di un'ennesima emozione carogna di cui non riusciamo a tenere il controllo, saranno come artifizi che si trasformano in cenere quando cade la dea che li ha creati. ma noi fin ad allora combattiamo, e diventiamo da cavalli, fantini, e di nuovo da fantini, cavalli, addomestichiamo quell'ombra impazzita che ci si agita nel corpo e che più la tieni dentro più sembra voglia sbucare fuori dagli occhi, questi occhi, che dicono esserne il suo specchio. ecco, ci guardiamo allo specchio. siamo sempre troppo brutti. troppo imperfetti. goffi, pallidi, inadeguati. abbiamo le occhiaie perchè abbiamo sonno. combattiamo col sonno tutto il giorno ma poi arriva la notte e lui per dispetto ci abbandona. e ci lascia lì, con gli occhi spalancati che frugano nel buio in cerca di risposte. e poi, queste risposte. passiamo l'intera vita a fare domande. a cercare di scoprire cosa succederà domani e cercare di esserne sufficientemente pronti. abbiamo sempre una gran paura di arrivare a un domani che non siamo preparati a vivere. ma come si fa ad esser preparati a vivere. lottiamo ostinatamente contro la nostra presunta e perenne inadeguatezza a vivere. vogliamo sempre essere qualcosa in più. più belli. più ricchi. più potenti. più sazi. più felici. più innamorati. più sani. più snelli, più forti, più pronti, più brillanti. e il bello è che non lo riusciamo mai ad essere a sufficienza. come se fossimo nati custodendo dentro di noi la conoscenza di una perfezione in cui tutti i giorni cerchiamo di rientrare, come a incastrare il nostro corpo in una sagoma in cui i nostri dannati spigoli continuano a cozzare. siamo dannatamente fragili. tutti nello stesso friabile organismo di carne e ossa, che ci piega, ci strattona, ci fa starnutire, ci fa tremare, ci fa arrossire, ci fa sudare, gustare, godere, piangere.
siamo fragili.
e anche quando certi giorni ce lo fanno scordare, anche quando vinciamo noi stessi, e pensiamo di avere il mondo in pugno, siamo maledettamente piccoli. perchè basta un frigo vuoto a farci ricominciare a chiedere.
perchè l'ho aperto, non ho nemmeno fame.
perchè di solito lo si apre quando s'hanno dei vuoti da riempire. i maledetti vuoti. che ti risucchiano come un vorticoso buco nero l'intera architettura delle viscere. perchè i vuoti ci danno così fastidio? vedi il silenzio. tutti a cercare di imbottirlo. vedi le case, i soggiorni, che ci siamo inventati i soprammobili, perchè altrimenti c'erano troppi spazi vuoti in giro. vedi gli sfondi dei pc. vedi le tv in sottofondo, vedi i corsi di cucito, yoga, merengue, e altre pugnette da tempo vuoto. abbiamo sempre paura di non saper riempire i vuoti, perchè il vuoto fa pensare a cosa dovremmo fare per riempirlo, e non saperlo ci destabilizza, è come una domanda che ci insegue affamata e a cui abbiamo bisogno di RISPONDERE per non esserne divorati.
io oggi assaporerò il mio vuoto.
io oggi non combatterò contro la mia inadeguatezza, la mia mancanza di voglia di fare tutto ciò che dovrei, e non farò nulla per tentare di guarire dalla mia malattia.
oggi io vado in stand by e lascio lo schermo nero.
forse riempire i propri vuoti in realtà serve solo a nutrirli e a farli moltiplicare.
forse non serve riempirli. serve chiuderli.

chiudi il frigo che poi ingrassi. daicazzo.
cmq, sono d'accordo, forse, sì.
ps: "odio le lettere maiuscole." (cit.)
in realtà mangio a busso e non ingrasso. c'è gente che mi odia profondamente per questo. in compenso m'ingrassa il cervello, mi sta nel cranio ogni giorno più stretto, ogni giorno si gonfia e preme forte contro le pareti, imploderà, presto, come un palloncino, e di me rimarranno dei brandelli colorati che galleggiano dentro un corpo vuoto.
:D
che macabra che sono.
su cosa non sei d'accordo che mi piace di più sentirlo?
un giorno troveremo un motivo per non andare d'accordo. promesso.