Il mondo sforna talenti. proliferano. avete notato? sono ovunque, lì, avvolti in un balenio di superbia, tirati a lucido come i vasi di cristallo della nonna, che non li metteva mai abbastanza in alto perchè tu potessi infine giungere ad acciuffarli e a farci poi nonsochè, li acciuffavi giusto per il gusto del proibito.
i talenti, dicevamo. pfù. sembra che al mondo ci siano solo talenti e che tu sia l’unico pezzente sfigato ricoperto della melmosa quotidianità attorno a cui attorcigli rovinose giornate uggiose e petulanti che si rosicchiano i tuoi sogni come tarli affamati.
mentre loro invece stanno lì, a risplendere nel loro benamato successo, sempre meritatissimo, a inchinarsi al mondo per averli riconosciuto lo status di genius acclamatus per la dote che magari tu pure hai, (mortacci) ma non riesci cazzo, non riesci a capire come cazzo fare ad infilarla nell’ingranaggio del mondo senza rimanerne schiacciato o sventolato via come un criceto che non sa tenere il tempo della sua ruota di merda.
Poi un giorno vai a fare la fila in posta. e stai lì 3 ore a scalciare come un beduino incinta che non sa come partorire. allo scoccare dei 55 minuti ti sei rassegnato. s’ha da aspettare. e per passatempo, cominci a guardarti intorno. vedi la gente.
guardi le persone.
gli abissi inesplorati dell’umanità. la normalità.
che poi è quasi sempre sinonimo di mediocrità per me, ma attenzione non-in-questo-contesto. voglio dire, sono tutti là e sono tutti esattamente come te. chilometri di pensieri che si srotolano a ritmo costante, che se chiudi gli occhi riesci anche a vedere le paranoie della nasona che suonano il clacson a quelle dell’uomo baffuto che ostruiscono il traffico, e le cose da fare della nonnina che salutano affettuose quelle della ragazzina con lo zainetto dall’altra parte della stanza. il mondo è così goffo. così imperfetto. così patetico. che adesso ripenso al mondo che invece m’apparecchiano la tv e tutto il resto della banda, tutti i giorni davanti agli occhi, e mi viene da ridere. imbalsamare il mondo in un prototipo di perfezione geneticamente (o digitalmente) modificato e imporlo come reale, facendocelo inghiottire col dito pollice che ci pressa sulla bocca che straripa, e farci pure dire che è buono, è una follia, eppure è proprio così. incartarci dentro un quadrato digitale una realtà perfetta e farcela anelare in modo da rendercene dipendenti e spasimanti, e farci sentire delle luride carogne zozze che s’hanno solo da PROSTRARE a cotanta magnificenza, è questo il piano gente, consenso e applausi al loro mondo patinato di luci e lustrini, e noi che invece siamo qui a romperci il culo per sopravvivere nei vari modi in cui ci viene gentilmente concesso farlo, visto che lavorare oggi è un favore che ci fanno le aziende, mica un favore che noi facciamo a loro, NOI che invece SIAMO TUTTO IL RESTO DEL MONDO, noi che IL MONDO LO COSTRUIAMO DAVVERO, (e se noi non li guardassimo con questa gran ceppa che sarebbero quello sono), noi siamo la sporcizia protuberante nascosta tra gli spalti della loro platea, e cerchiamo ostinatamente con ogni mezzo di avvicinarci al loro cerchio quanto più possibile per sentirci un po’ meno rifiuti, e APPARIRE nel loro cerchio, così che tutti sappiano finalmente che ESISTIAMO ANCHE NOI, e che ci fermino per la strada dimostrandoci che, cavolo, esistiamo davvero, accatastando così un po’ di consensi e convincendoci ordunque, per la grazia del signore, che in effetti alla fine un po’ esistiamo.
guardi le persone.
gli abissi inesplorati dell’umanità. la normalità.
che poi è quasi sempre sinonimo di mediocrità per me, ma attenzione non-in-questo-contesto. voglio dire, sono tutti là e sono tutti esattamente come te. chilometri di pensieri che si srotolano a ritmo costante, che se chiudi gli occhi riesci anche a vedere le paranoie della nasona che suonano il clacson a quelle dell’uomo baffuto che ostruiscono il traffico, e le cose da fare della nonnina che salutano affettuose quelle della ragazzina con lo zainetto dall’altra parte della stanza. il mondo è così goffo. così imperfetto. così patetico. che adesso ripenso al mondo che invece m’apparecchiano la tv e tutto il resto della banda, tutti i giorni davanti agli occhi, e mi viene da ridere. imbalsamare il mondo in un prototipo di perfezione geneticamente (o digitalmente) modificato e imporlo come reale, facendocelo inghiottire col dito pollice che ci pressa sulla bocca che straripa, e farci pure dire che è buono, è una follia, eppure è proprio così. incartarci dentro un quadrato digitale una realtà perfetta e farcela anelare in modo da rendercene dipendenti e spasimanti, e farci sentire delle luride carogne zozze che s’hanno solo da PROSTRARE a cotanta magnificenza, è questo il piano gente, consenso e applausi al loro mondo patinato di luci e lustrini, e noi che invece siamo qui a romperci il culo per sopravvivere nei vari modi in cui ci viene gentilmente concesso farlo, visto che lavorare oggi è un favore che ci fanno le aziende, mica un favore che noi facciamo a loro, NOI che invece SIAMO TUTTO IL RESTO DEL MONDO, noi che IL MONDO LO COSTRUIAMO DAVVERO, (e se noi non li guardassimo con questa gran ceppa che sarebbero quello sono), noi siamo la sporcizia protuberante nascosta tra gli spalti della loro platea, e cerchiamo ostinatamente con ogni mezzo di avvicinarci al loro cerchio quanto più possibile per sentirci un po’ meno rifiuti, e APPARIRE nel loro cerchio, così che tutti sappiano finalmente che ESISTIAMO ANCHE NOI, e che ci fermino per la strada dimostrandoci che, cavolo, esistiamo davvero, accatastando così un po’ di consensi e convincendoci ordunque, per la grazia del signore, che in effetti alla fine un po’ esistiamo.
bleah.
putridume infimo e becero della peggiore specie.
io preferisco restare nascosta.
faccio di tutto per sembrare brutta così la gente non mi guarda. fallisco sempre (non nel sembrare brutta ma nel non farmi guardare).
ma comunque mi nascondo. voi annaspate disperati verso le utopiche rive della celebrità, io mi metto a fare il morto a galla e mi fingo defunta.
così nessuno rompe il cazzo e io posso essere folle in santa pace.
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ma lo sapevi si che questo è diventato il paese del "io so io e voi non siete un cazzo". i veri talenti non appaiono quasi mai lavorano in silenzio, e ti accorgi che esistono dalle cose che ti circondano nella vita quotidiana,guarda bene intorno a te!!continua cosi folletto, tu hai talento da vendere ;-)
I love you. Just I love you Wil.
sono completamente d'accordo.
La gente che muove i fili di tutto è sempre quella che resta dietro le quinte. I registi stanno DIETRO la cinepresa.
e chi parla serio, lo fa sottovoce.
xxx
F
i pupazzi che si muovono solo se il burattinaio decide di tirare i fili mi fanno una pena!!!
tu sei un vulcano in piena eruzione, i fili li bruceresti tutti in un micro secondo ;-) kiss