Mediaset ha acquistato, da una banca dati per uffici stampa, gli indirizzi mail delle giornaliste e delle collaboratrici esterne dei giornali Rizzoli, Condé Nast e Mondadori. Alle quali in questi giorni quelli di Striscia la Notizia stanno mandando questa mail:



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DOMANDA RIVOLTA A TUTTE LE GIORNALISTE DEL GRUPPO MONDADORI, L’ESPRESSO, RCS E CONDÉ NAST
DOCUMENTARIO “IL CORPO DELLE DONNE 2”
clicca per vedere il video
DIGNITÀ DELLE DONNE. DOPO LA PROTESTA LA PROPOSTA:
È DISPOSTA A METTERE LA SUA FACCIA NELLA BATTAGLIA PER CAMBIARE L’UTILIZZO CHE ANCHE IL SUO GIORNALE FA DEL CORPO DELLE DONNE?
• Si
• No
È possibile votare fino alle ore 20.00 dell’8 marzo 2011, festa della donna.
*LA MANCATA RISPOSTA VERRÀ VALUTATA COME UN NO.
Fonte: Alessandro Giglioli
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Ebbene, i prodi paladini del corpo delle donne sono nientepopodimenochè quelli di Striscia La Notizia.
Tutt’un tratto, da dietro al celeberrimo bancone che ha trampolinato Miss in mutandine e reggiseno come una mitragliatrice, incastonandole a rotta di collo dentro ogni buco del Reame televisivo, spunta il moralismo più bieco di una tale intransigenza virtuosa che il Vaticano non avrebbe saputo far di meglio.
Ebbene si, ci facciamo difendere da Striscia la Notizia.


Stanno strumentalizzando una campagna contro la mercificazione delle donne con il solo e tristemente palese obiettivo, di delegittimare l’unico gruppo editoriale che non si adegua alle direttive di governo.
Stanno piegando ai loro scopi abietti una battaglia per la quale il femminismo è in piazza da decenni, riducendo questa battaglia a baluardo con cui disarmare il nemico, togliergli la credibilità necessaria che gli consente di essere ascoltato, seguito, letto.
Inducendo il pubblico a pensare che se anche Repubblica utilizza il corpo delle donne per “pagarsi lo stipendio”, allora Repubblica non deve avere voce in capitolo sul caso Ruby & co, ne’ è in grado di fornire una ammissibile rilettura etica al “postribolo” (cit.) in cui stiamo rovinosamente ruzzolando.

Peccato che il 99% delle immagini “incriminate” nel loro infelice dossier, siano immagini pubblicitarie, ovvero campagne costruite da aziende esterne alla redazione del gruppo editoriale, pubblicizzano gioielli, indumenti, cosmetici, e sono le case produttrici che le escogitano, che vogliono attrarre l’attenzione con ogni mezzo, e tali immagini pubblicitarie, sono pubblicate su qualsiasi rivista, gruppo editoriale, magazine, rotocalco o periodico, e l’intera industria editoriale non sopravviverebbe se dovesse scegliere di non pubblicare pubblicità.

Non sono Repubblica o l’Espresso che brevettano spot e testimonial, e li stampano addosso i timbri delle marche come fossero manichini da grande magazzino, è tutta l’apparecchiatura pubblicitaria e promozionale che funziona così, e quelli di Striscia lo sanno bene, in quanto fautori diretti, complici e patrocinatori di questo sistema malato, per il quale adesso fa comodo far finta di esser indignati, per poter difendersi dalle accuse con un “Vedete, lo fate anche voi, per cui, tacete”.
Il vero sopruso è aver speculato su un servizio, “il corpo delle donne”, che voleva rendere giustizia al modo in cui la televisione smercia e isterilisce la figura della donna, ed è finito invece per venire reinventato ad hoc come strumento con cui Striscia la Notizia su ordini del prode Silvio, difende il regno del consenso con la solita performante macchina del fango, che squalifica i disturbatori dell’ordine supremo, denigrandoli, cavandogli via la credibilità, così da abbassargli la voce e ovattare la verità.
Non funziona così, non deve funzionare così.
Sentire Michelle Hunziker da dietro il bancone di Striscia che si proclama paladina della giustizia e promuove a pugno chiuso la causa contro la mercificazione del corpo, lei, che è divenuta celebre attraverso la campagna dell’intimo Roberta, è aberrantemente ipocrita almeno quanto sentire Berlusconi che difende a petto in fuori i valori della famiglia cristiana per accattivarsi il consenso del Vaticano.

Anche le proteste morali, adesso, sono assunte a scettro di un potere che vuole bendarci gli occhi e farci annuire in silenzio.

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