Ho fatto delle domande a una persona.
E le sue risposte, anzichè andare a riempire quelle chiazze bianche per le quali le domande erano state poste, mi hanno fatto iniziare ad annerire le facce sorridenti sul dipinto, quel dipinto che fino a quel momento tracciava un po’ i contorni alle idee che mi ero fatta in merito.
In merito a cosa?
In merito al mio mestiere, che sempre più sembra un'utopia che galleggia in una stanza buia, un'utopia cieca che ricama il suo mondo perfetto sull'oscurità che silenziosamente la lascia intessergli il vestito, lascia che l'utopia immagini di roteare nell’universo e di farsi spazio tra le insidie, trovandosi invece, sempre e ineluttabilmente, fra 4 misere mura abbandonate.
Fuori dalla stanza buia c’è il meraviglioso mondo del giornalismo.
Signori e signori, ecco a voi, a mo di' Alice in Wonderland, la sottoscritta che azzarda un occhiata dentro l’uscio incastonato nel vuoto, e ne viene risucchiata giusto il tempo per scoprire che la Regina di Cuori si è impadronita del Reame e ha messo il Cappellaio a staccare i biglietti all’ingresso.
Già, i biglietti. E il suo dov’è, fanciulla? Senza biglietto qui non si passa.
La distribuzione dei biglietti è in realtà, mera esclusiva della Regina di Cuori e dei suoi scagnozzi. Se non hai agganci con loro, scordateli.
Ma come? Tutti i potenziali espugnatori del regno che non sono alleati, sostenitori, seguaci e discepoli della sua dittatura non possono varcare l’entrata? E se vogliono farlo devono conformarsi alla tirannia?
Torna nella tua stanza, dolcezza, così che il buio t’impedisca di vedere ancora.
Sapete cosa c’è di estremamente sbagliato in tutto questo?
Che anche il Cappellaio, si è piegato. Se ne sta all’uscio, con i piedi tra le catene e in silenzio, col capo chino, sorveglia diligente gli ingressi col biglietto.
E se provi a chiedergli, perché, cappellaio, perché ti pieghi, la Regina tira due fili dall’alto legati al suo collo, lui alza la testa e risponde solo “biglietto prego”.
E dov’è che lo trovo questo biglietto?
“Nel posto giusto al momento giusto”.
E questa risposta, d’improvviso, avvolse tutte le mie domande dentro il suo cappio, le fece roteare in alto e le scaraventò lontano, strappando così il senso a tutto il resto delle risposte, che adesso si aggirano nella stanza buia, galleggiando come spettri in cerca di un corpo.
E le sue risposte, anzichè andare a riempire quelle chiazze bianche per le quali le domande erano state poste, mi hanno fatto iniziare ad annerire le facce sorridenti sul dipinto, quel dipinto che fino a quel momento tracciava un po’ i contorni alle idee che mi ero fatta in merito.
In merito a cosa?
In merito al mio mestiere, che sempre più sembra un'utopia che galleggia in una stanza buia, un'utopia cieca che ricama il suo mondo perfetto sull'oscurità che silenziosamente la lascia intessergli il vestito, lascia che l'utopia immagini di roteare nell’universo e di farsi spazio tra le insidie, trovandosi invece, sempre e ineluttabilmente, fra 4 misere mura abbandonate.
Fuori dalla stanza buia c’è il meraviglioso mondo del giornalismo.
Signori e signori, ecco a voi, a mo di' Alice in Wonderland, la sottoscritta che azzarda un occhiata dentro l’uscio incastonato nel vuoto, e ne viene risucchiata giusto il tempo per scoprire che la Regina di Cuori si è impadronita del Reame e ha messo il Cappellaio a staccare i biglietti all’ingresso.
Già, i biglietti. E il suo dov’è, fanciulla? Senza biglietto qui non si passa.
La distribuzione dei biglietti è in realtà, mera esclusiva della Regina di Cuori e dei suoi scagnozzi. Se non hai agganci con loro, scordateli.
Ma come? Tutti i potenziali espugnatori del regno che non sono alleati, sostenitori, seguaci e discepoli della sua dittatura non possono varcare l’entrata? E se vogliono farlo devono conformarsi alla tirannia?
Torna nella tua stanza, dolcezza, così che il buio t’impedisca di vedere ancora.
Sapete cosa c’è di estremamente sbagliato in tutto questo?
Che anche il Cappellaio, si è piegato. Se ne sta all’uscio, con i piedi tra le catene e in silenzio, col capo chino, sorveglia diligente gli ingressi col biglietto.
E se provi a chiedergli, perché, cappellaio, perché ti pieghi, la Regina tira due fili dall’alto legati al suo collo, lui alza la testa e risponde solo “biglietto prego”.
E dov’è che lo trovo questo biglietto?
“Nel posto giusto al momento giusto”.
E questa risposta, d’improvviso, avvolse tutte le mie domande dentro il suo cappio, le fece roteare in alto e le scaraventò lontano, strappando così il senso a tutto il resto delle risposte, che adesso si aggirano nella stanza buia, galleggiando come spettri in cerca di un corpo.
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Giornalismo e Raccomandazioni

