Un fallimento è un fallimento.
Ti si incapsula nel cervello, si nutre famelicamente dei tuoi pensieri felici e s’ingrandisce,
ti si attorciglia su ogni pensiero, ne succhia la linfa e lo fa marcire,
te lo ruba e se ne impadronisce,
si scioglie dentro di te e ti cola nell’anima, scavandola, goccia, dopo goccia, forandola come con la punta di una sigaretta, e non ci provi nemmeno a fermarla, perché nemmeno la goccia più corrosiva di quel dolore può equivalere la pena che in realtà meriteresti di infliggerti,
e mai punizione più oscura ci fu,
se non quella della tua stessa spada.

Un fallimento è un fallimento.
Si insinua e striscia in ogni singola vena dentro gli occhi,
e pulsa come se dovesse farli esplodere da un momento all’altro,
e contamina tutto quello su cui posi lo sguardo, ti sbanda l’orizzonte, ti acceca, ti strattona
e poi ti beffa.

Tu. Piccola e strombazzante creatura sovra esaltata, quante altre volte ti rifiuterai valorosamente di metterti a sedere ritrovandoti poi a cadere misera e goffa sotto un indice sulla fronte?

Un fallimento ti sussurra nell’orecchio mentre cammini per strada. Ti appende al cappio, e ti da la forza per sopravvivere, per poter continuare a sentire la sua voce.
Vaga impazzito negli angoli reconditi di te stesso annientando tutto ciò che incontra, sradicando la speranza come un fiore da un giardino che hai curato per anni, rosicchiando l’entusiasmo come un bastoncino di liquirizia, e pulendosi la bocca con i disegni che avevi fatto del tuo futuro.

Un fallimento beve il tuo sangue e asciuga il tuo spirito.
Beve e non si disseta, non ti perdona, ti ruggisce tra le pareti del cranio,
confonde le carte, addita i tuoi significati e ti convince a distruggerli, come una mano sporca che ti fruga dentro e ruba il senso ad ogni progetto, ti sfilaccia i pensieri col taglierino.

Io non mi perdono. Io non sono capace di perdonarmi. E lui mi arriccia le punte dei capelli in attesa che l’infezione si concluda.
Eppure l’ho creato io, è dentro di me. Sono io stessa: e mai nessun nemico fu così invincibile di quello che combatte con le armi che gli hai costruito tu.

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