Con gli occhi accartocciati dal sonno che non smettono di ruggire mai, con i pugni chiusi sulle redini di un nuovo giorno, al galoppo del tempo, verso il solco di un nuovo anno, io e la mia dannata ostinazione che scintilla dentro ogni goccia di sudore che mi scava le guance e che mi protegge da qualunque tentativo di resa, m’innalza, mi tormenta, mi strattona dentro gli anelli vorticosi della sua spirale, e mi tiene viva e freme per gli orizzonti che mi ha insegnato a vedere, su quel confine tra follia e genialità tra le frontiere nascoste di un mondo che gli occhi con cui guardi non bastano per vedere, alla ricerca forsennata di quella strada che so di conoscere e di non aver attraversato mai, e non avrò pace finchè non v’arriverò in cima, e nessun demone potrà più portarmi via gli occhi da questa direzione, nemmeno un granello della sabbia del tempo che mi rintocca le scadenze verrà lasciato cadere senza un passo avanti verso quella direzione, e mi baratterei il cuore se solo fossi sicura di averne una manciata in più, ma la clessidra è già stata voltata e non resta che continuare a correre sullo scivolo di quest’emozione che continua a mutarmi forma sotto i piedi, e s’involge e poi si dispiega con una nuova faccia, tramutandosi in paura e poi in coraggio, in tentazione, e poi in determinazione, in dolore e poi in furia, come un lungo tappeto che oscilla nel vuoto sotto la mia corsa infinita, che diventa la lingua infinita di un serpente, e poi quella strada, tanto agognata, e prosegue così, finchè i miei demoni esausti non mi restituiscono lo sguardo o finchè io stessa non molli la presa e gli consenta di strapparmelo via. Ma sono ancora qui, e i miei occhi accartocciati dal sonno non hanno ancora smesso di ruggire. E sta iniziando un altro anno.
Vuoi vedere un miracolo? Sii il tuo miracolo.
Vuoi vedere un miracolo? Sii il tuo miracolo.


