Ci sono momenti in cui perdo le staffe. In cui l’elastico che tiene insieme il mastodontico ingranaggio che mi tiene in moto, salta e si scaglia nel vuoto, come il laccio di una fionda che ti sfugge dalle dita. Succede qualcosa, che tende oltremodo quell’unico filo che da solo, tutti i giorni, combatte contro l’egemone forza di gravità e sa bene, che prima o poi cederà, sa che ne verrà piegato, che è solo una questione di tempo, ma l’ostinazione a quanto pare, cresce in proporzione alla consapevolezza. È sempre così per me, lo è sempre stato. Tu mi dici che non si può fare, io prima o poi ti faccio vedere che non è così, anche se in cuor mio so che le tue possibilità di aver ragione sono esponenzialmente superiori alle mie, ma quanto più lo temo, più lo combatto, e più la birba sorriderà compiaciuta coi pugni sui fianchi quando lo sconfiggerà.

Il problema è, dicevamo, quando l’elastico guizza via. S’inceppa qualcosa, e dentro la testa mi s’inscena il delirio, come ci entrassi fisicamente dentro e iniziassi a sfasciare il mio sacrosanto laboratorio del cazzo, a scagliare piatti sui muri e progetti al soffitto, per non esser riuscita a cavarne nulla di buono nonostante il perenne minuzioso e insaziabile e insopprimibile impegno.

Distruggo tutto, come a punirmi, brutta inetta incapace, perdi solo misure di tempo a cifre periodiche, a spolverare le fessure di porte che non riuscirai mai ad aprire, a cui starai dietro le serrature forse tutta la vita, per guardare chi sta aldilà vivere i sogni che tu non sei capace di realizzare. Si, mi faccio del male, ahimè, tanto intensa è la mia energia buona, tanto lo è la carica distruttiva, tanto pretendo da me stessa, e tanto mi sottraggo quando scopro di non “essermi” all’altezza. Oggi l’elastico è saltato. (Lo sto ancora cercando, anzi se qualcuno l’ha visto, che me lo riporti). Oggi si, mi sono fatta qualche occhio nero mentre sfasciavo il laboratorio. Niente, avevo deciso, non scrivo più, basta, mettiamo una realista linea nera e passiamo alla prossima minchiata in cui proverò a riporre le mie speranze vacue di una vita migliore. L’avrei fatto. Non ho ancora del tutto cambiato idea, ho ancora la testa in brandelli, sono in fase di trattativa. Ma stasera, torno a casa, sfinita, serata carina, penso, attacco la musica e parte un pezzo, che in un lembo di tempo impercettibile mi rimescola quattro ricordi, come una mano con un mazzo di carte, mi fruga negli attimi presenti, me li scuote come una palla di vetro e mi ci impianta prepotente un’immagine.
Così si comportano, i flashback.
Ora, non conta quale immagine fosse, ne’ quando e con chi sia stata costituita, era una bell’immagine, un bel ricordo, una bella Me.
Una Me del passato che ha detto alla Me del presente che è proprio una gran cazzona.
Forse, non arriverò mai da nessuna parte. Forse queste parole moriranno qui, mentre le sto scrivendo, forse a nessuno importa leggerle, forse sono davvero un’incapace, una povera illusa, intrappolata in una vita che continua a sussurrargli arrenditi…

Ora ci sta il “ma” in cui io dovrei spiegare perché non è così. Non so se sono in grado di farlo, con gli altri mi riesce bene il giochetto del ribaltare lo sguardo, con me i miei trucchi non funzionano.

Però ci provo.
Ma. Ma ho visto la Me del passato che era felice. Perché faceva quello che gli piaceva fare, e non pensava a cosa le sarebbe servito, e se un giorno sarebbe potuta diventare grande grazie a quello. Lo faceva e basta. Perché la faceva star bene. E così, faceva star bene chi la leggeva.

Una passione non è per forza un talento, e un talento, COMUNQUE, non va “appaltato” a uno scopo o a un progetto. Un talento va cantato, va scritto, va assaporato e va vissuto.

Dove andranno a finire le mie parole solo Dio lo sa, ma io gli do la vita e, questo, vale tutti i significati del mondo.


ps.
e poi ho sorriso, scoprendo alcuni siti che hanno preso i miei articoli dal blog, o da chissà dove. E ho sorriso di nuovo, scoprendo che tanti, anche oggi, mi sono venuti a trovare.
E allora, volevo ringraziarvi.
Sappiate, che le mie parole hanno più o meno la filosofia delle fate di Peter Pan.
Magari tu, lettore a me ignoto, che addizioni silenziosamente numeri sul contatore delle visite, potresti essere tu a salvare i miei sogni.
Basta che li ascolti,
e loro vivranno un giorno in più.


S

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2 Responses so far.

  1. Anonimo says:

    sei eccezionale amore mio.....
    e io leggo tutto ciò che scrivi cn estremo interesse...
    quando scrivi....nella testa scorrono tante immagini...ed è come se ciò che pensi vivesse in me...
    questo per dirti che non leggo le tue cose solo perchè ti amo.... ma anche perchè sei BRAVA cazzo.....!!!! ed è un DELITTO smettere di scrivere.........
    nn mi sono mai permessa di commentare nulla....
    ma questa volta DEVO.... perchè non devi smettere di credere nelle tue capacità....
    ho appena finito di leggere un saggio meraviglioso di Platone .... e dopo ho letto questo stralcio di cogito che mi fa rabbrividire l'anima.... e sai che ti dico???Che forse Platone , con tutto il rispetto e la stima , non aveva quella carica energetica che ti fa sobbalzare ad ogni parola , ad ogni immagine mentale.... Ovvio è che i generi sono totalmente diversi ... e non sono paragonabili... ma quando qualcuno ha il DONO di saper trasmettere in maniera vivida emozioni e sentimenti non deve farsi fuorviare dai numeretti che annoverano lettori.....
    tu pensa a fare ciò che fai...perchè lo fai bene....
    al resto ci pensano tutte le energie che mandi in giro.... mannaggia a teeee!!!!
    ti adoro.

    Mya..............

  2. Sheryl says:

    Ma Mya, Mya? cioè Mya che taggava sui muri con me e che mi ascoltava rappare sui gradini del duomo? cioè quella Mya???
    E tu mi leggi e non mi dici nulla???
    °_____°
    E' successo tutto perchè aspettavo risposte importanti che non sono arrivate. In realtà credo che io abbia continuamente bisogno di costruirmi degli eroi. E ogni eroe caduto ne cerco uno nuovo per "approggiarci" su il mio ideale da rincorrere. E nonostante il tempo continui a dirmi che non faccio altro che proiettare su alcune figure a scelta, ideali d'uomo che invece non gli apparterranno mai solo perchè ho bisogno di un archetipo in cui tenere in vita le mie speranze, continuo a conseguire l'opera di sublimazione mietendo continuamente nuove sventurate vittime. :)
    Ma diventare grande fa diventare immensamente piccolo tutto ciò che da appena più piccolo vedevi come immensamente grande.
    E tutto riacquista una sua dimensione.

    Grazie, per le parole meravigliose.
    Platone mi fa un baffo, si. :D
    Il più bel regalo è sapere che quello che scrivo arriva a te con la stessa irruenza con cui arriva a me, senza sbriciolarsi durante il percorso. Grazie. Cercherò di ricordarmi le tue parole, tutte le volte che perdo le staffe.
    un abbraccio.

    e tanto mo' ti vengo ad acciuffare.

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