The Best Of

Cara Gelmini ti scrivo. Read More

Vado a sfondare l'altare del matrimonio di Kate. Read More

IL LABORATORIO DI FATE. Read More

Un giorno scriverò un libro. aiuterà la gente messa come me. sarà un libro di supporto spirituale e psichico. La gestione delle spinte propulsive delle decine di te stessi che ti scalciano dentro. Credo di essere giunta alla conclusione che io non posso essere una persona sola. Io sono un numero indefinito di persone, precisamente la somma di tutte le nevrosi e le manie che le centinaia di migliaia di persone che hanno fatto in qualche modo volente o nolente parte della mia vita mi hanno infibulato dentro. e ogni mattina questi migliaia di impulsi diversi, spesso in fottuta contraddizione tra loro, danno luogo a una combinazione diversa di Me, come scuotere forte un cubo e veder mutare l'immagine che c'è dentro a seconda dei nuovi incastri che si andranno a generare. io non sono una persona sola. io sono la somma degli stessi numeri che si combinano tutti i giorni in algoritmi diversi generando combinazioni di codice impreviste e imprevedibili. Non posso nemmeno sapere se questo sia o meno un disturbo o una normale condizione dell'umano vivere, perchè non sono mai stata nel cervello di nessun altro a parte che dentro il mio e quindi non so come funzionate voi altri, non ho un cazzo di benchmark attraverso il quale dire dove finisce la normalità e finisce la patologia. Fatto sta che gestire tutte queste me stesse diventa immensamente complicato. vederle contendersi il trono nelle situazioni di squilibrio, e dover scegliere quale di loro dovrà effettivamente scegliere, farle prendere quella tal decisione, quella tal direzione. Universi parelleli che come campi magnetici si respingono a spallate propulsive e che hanno come epicentro il mio sistema nervoso.
Dovevo fare la psicologa. Sicuramente una di queste me stesse lo è. Un altra è un economista. Un altra scrive poesie. Un altra è tutto quello che le altre non vorrebbero essere, ma si ritrovano ad essere a giorni alterni.
Dovrei scriverlo questo libro.

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…E dire che ho cominciato a credere anche nell'oroscopo, l'altro giorno diceva che avrei avuto una schiarita in amore. Beh, la schiarita c'è stata, ma dietro non c'era nessuno.

 

Nell'inventarsi drammatico che spesso avviene in situazioni di ansietà, non succede altro che una scissione di tempi in party uguali con gli stessi invitati. In fondo è semplicemente come una serie di universi paralleli ed io credo di aver lasciato parte della mia vita in uno di questi. Oltre a non sapere in quale, non posso comunque nemmeno raggiungerli.

 

Se è vero che due rotte parallele possono incontrarsi anche se sono navali, allora non smetterò mai di aspettarti, e se non dovessimo incontrarci mai, anche se ci vedremo tutti i giorni, allora mi mancherai per sempre.

 

E quindi l'assurdo non esiste, qualsiasi cosa ha un senso, l'assurdo stesso ha una definizione.

Non è forse assurdo definire l'assurdo con una parola definita?

Ogni cosa ha un senso, bisogna solo sapersi accontentare della direzione.

 

La parola è solo un dubbio sulla coscienza dell'essere, del resto risolve molti meno conflitti di quelli che crea.

 

 

Tratto dal diario del mio amico Valdos Ciavattus aka Bob il naufrago.

 

I love him.

 

xxx

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Una radiografia, praticamente.

 

Analizza e spacca in due er capello, Critica, nun se fida, colleziona.
Nun se pronuncia, dubita, raggiona, cataloga, organizza, ammira er bello.
Sparambia, nun vo' spènne, te cojona, sceglie più cor core che con l’ingegno.
Bazzica e conosce questo e quello, nun s'azzarda e invece s'empressiona
Ccià fifa de soffrii, ama l'iggiene: lustra, pulisce, lava, disinfetta,
va dar dottore puro si sta bene, pija trenta medicine. Indecisa sempre.

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Ciao Followerz,

Mi scuso per la fuga estemporanea e l'abbandono repentino senza alcun preavviso delle lande del web, ma i miei profili on line e quindi tutte le mie nefaste minchiate non saranno più fruibili per molto tempo.

Facebook, twitter e corredo risucchiano oltremodo il tempo delle mie brame e dato che questa vita non si vive da sola, ho smantellato baracca e burattini e me ne sono andata alone in the dark.

La vita che sto affannosamente trainando su una carrozza in salita, pesa già a sufficienza senza le tonnellate di facebook che ci saltellano dentro e quelle di twitter che infuriano le danze.

Come ben saprete se siete qui, perché vi avrò fatto una testa così in merito, la sottoscritta ha da studiare milioni di pagine, da portare avanti una casa e anche da portare la pagnotta a casa, perciò a un certo punto, la madre autoritaria che la mia mente negli anni mi ha costruito ad arte in assenza di una reale, è entrata nella mia cameretta sinaptica e ha subitaneamente staccato la spina, così che la musica, le luci e gli invitati sono clamorosamente stati soppressi, disintegrandosi in un btzzzzzzzzz di cortocircuito generale lasciandomi tra miliardi di granelli di polvere che fluttuavano a mezz'aria. "Esorcismo", non è la parola giusta ma è la prima che mi viene in mente.

 

Avrete mie notizie.

Au revoir.

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Saranno un giorno gli angeli che ci intreccieranno le arterie nella stessa tela così che finalmente i nostri cuori potranno nutrirsi l'uno dell'altro per sempre, un giorno io lo so, che ci disseteremo bevendoci tutta quella vita che non siamo riusciti a vivere e brinderemo, brinderemo al nostro sguardo che passa attraverso gli stessi occhi e non può incontrarsi mai, alla mia risata che passa attraverso la tua bocca e ai tuoi sogni che stanno passando attraverso la mia vita, e lo so, che adesso sei di nuovo troppo lontano per poter staccare gli artigli di queste lacrime maledette dal mio viso, e so anche che per farle smettere di bucarmi la faccia non posso altro che dimenticarti di nuovo, scucirti via la faccia che di nuovo sei venuto a ricamamarmi nell'anima, strapparmela via da dentro, e impazzire, stringendomela addosso prima di buttarla via, perchè non ci puoi stare qui dentro se fai così male, ma non posso tenerti là fuori senza stare ancora peggio, e allora dimmelo tu, perchè io non ce l'ho una soluzione, una direzione, ho solo migliaia di toppe appese nei punti in cui ci saresti dovuto essere tu, toppe sopra i buchi neri che mi hai lasciato dentro e che mi risucchiano giù tutte le volte che arrivi ad aprirle.
Io vado di nuovo via, con lo stesso ciuffo sopra agli occhi e le stesse lacrime sui pugni, la stessa voce soffocata che non sa quando ritorni,
col tuo "starai meglio bimba, fai passare i primi giorni" e il mio "ok tranquillo, appuntamento dentro i sogni".

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Il mio cervello scava tunnel sotterranei per fuggire dalla realtà.

 

Una cortina d'acciaio che mi si stringe intorno.

 

Fumo nero che si inzuppa in quella patina languida incelofanata sugli occhi.

 

I pensieri prigionieri sgomitolano fuori dai miei pugni e si nascondono negli interstizi del cervello e continuano a proiettarsi sulle sue pareti.

 

Casca l'intonaco ma io lucido il pavimento.

 

Tesso la tela di giorno e la sfascio di notte.

 

Arrotolo la mia paura come una ciocca di capelli intorno all'indice.

 

Come un filo di fumo bianco intorno all'aria.

 

Come le mie viscere intorno a una forchetta.

 

Io credo nelle mie capacità. sono loro che non credono in me.

 

Io credo che la vita sia un temperamatite e che mi stia continuando ad affilare la punta accorciandomi lentamente.

 

E guardo i riccioli cadere. i riccioli color sabbia che semino sulla strada, sono come granelli di una clessidra, petali di una margherita.

Non scrivo più perchè la testa mi è diventata così affilata che qualsiasi foglio su cui mi poggio finisce per bucarsi. O per spezzarmi.

 

 

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Ok, signori mi hanno ufficialmente inzuppato i coglioni nel nitrato di carbonio.
Ebbene mi sono avventurata tra le falde di MTV e ci ho sconsolatamente trovato nientepopodimenochè BABY K. Si, coi guantoni e il cappello intenta a scodinzolare animosamente dentro il teatrino che gli hanno incastonato intorno per cercare di darle toni che la parcheggino tra la bad gyall e la Brittany Murphy porca di 8 mile, così da raccattarsi consensi tra i pischelli arrapati e popolarità tra le bimbeminchia infottate da “mi piacciono i blin blin e il rossetto marrone”.

Io certe volte mi incazzo così tanto che partirei con l’urlo di Tarzan e atterrerei sulle loro teste e farei qualcosa come Uma Thurman con gli 88 folli.
Si, scene alla Tarantino. Certe volte penso che l’unica cosa che mi separa da un ergastolo sia la mancanza di un’arma in mio possesso.

No, ma io signori, non ce l’ho mica con lei. Lei non è altro che una delle infinite falciate inflitte alla media dei quozienti intellettivi dell’umanità.
Uno dei tanti modi che il signore ha per dirci quanto siamo fortunati noi che abbiamo un cervello.
Una delle tante groupie esaltate regine dell’hardcore che s’infottano col rap giocando a fare le signore, soltanto una, dell’infiniterrima purolenta sfilza di maiale da macello che ronfano in fa maggiore per il tempo che gli è stato concesso di esistere su questo pianeta lastricato della loro mmmerda, e il cui unico scopo è restarsene abbarbicati alla minchia di chi ha la triste sventura di trovarsi a dover interagire con loro.

Ma porca puttana no, io non ce l’ho con lei, come posso avercela con lei, poverella, che se ne sta lì a fare crof crof nel fango della sua sterminata idiozia.
No, io, io ce l’ho a morte, ma che dico a morte, a mortedolorosaeaccecante, con questo BECERO INFAME SISTEMA CHE STA TUTTO INTORNO, E TIENE LO SCETTRO DEI MOTI DI TUTTI I PIANETI DELLA CAZZO DI VIA LATTEA, E CHE IMPETUOSAMENTE E ROVINOSAMENTE TRASCINA NEL SUO TRITACARNE CAROGNA TUTTO QUELLO CHE GLI CAPITA A TIRO PUR DI SPECULARCI SOPRA E RASTRELLARE DENARO, e così, cari poveri amici, ci ritroviamo una catatonica valanga di gente senz’arte ne’ parte che viene diffusa e riversata nelle nostre tv e nelle nostre radio e nei nostri giornali senza saper fare una BENEAMATA MINCHIA, solo perché in grado DI INCASTRARSI PERFETTAMENTE NEL MANICHINO DISEGNATO PER IL MERCATO, che ce frega se poi la sua capacità di riempire le vostre copertine patinate sia direttamente proporzionale alla sua incapacità di riempire i testi, tanto chi li ascolta ormai, i testi, la gente vuole solo ballare, vedere una teen ager in calore che ti balla la macarena, che importa, tanto tutto il mondo è una farsa farlocca, questo mondo dell’effimero, dove merito e successo troppo spesso non coincidono, dove non conta quello che dici ma solo quello che possono farti sembrare di essere, nessuno vuole sentire testi impegnati, la gente si vuole divertire, mica vuole pensare, pensare non fa bene, pensare è scomodo, e allora, signori miei, togliete di mezzo il rap, facciamo strada alla mi.ti.ca. BABY K, apriamo le nuove frontiere del mondo alle macchiette da tragicommedia, così che tutti possiamo aprirci la mente coi suoi testi eruditi e le sue rime in are ere ire che manco nel 1990, mentre succhia il chupa chups e si traveste da Missy Elliott.

Questa è l’Italia. E i suoi fenomeni da baraccone che dilagano come la mmmerda dai cessi otturati e ci invadono i salotti di casa con le loro voci sintetiche super trattate dagli studios e messe a tempo col cool edit.

Andatevene tutti affanculo. E poi kaos canta ancora con la stessa qualità del suono di 20 anni fa. perché si, perché kaos è scomodo. E tutti quelli come lui, in grado di far sentire questa massa di umani abietti delle pecore ignoranti, è scomoda. Sentitevi BABY K, così non c’è pericolo di sentirvi stupidi.

Fuck.

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Cioè capiamoci: gli stati hanno salvato le banche che hanno fatto fallire gli stati, e i capi delle banche vanno a governare quegli stati che le loro banche hanno fatto fallire.

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Noto poca consapevolezza di quello che sta succedendo.
Noto un pubblico che arranca a tentoni nelle pagine dei giornali senza però riuscire a mettere insieme i pezzi, e un pubblico che più legge e più si chiede, più sa e più dubita.
Ebbene ho deciso di scrivere, anche se mi ero ripromessa di smettere, (per una serie di motivi che non è in questa sede che argomenterò) perché voglio mettere a disposizione di chi reputasse di averne bisogno, una serie di informazioni che ho raccolto in questi mesi trovandomi a guardare il marasma da un punto vista privilegiato, quasi dall'interno, lavorando con le banche. Ebbene mi rendo conto di quanto POCO tutti i mezzi di comunicazione sappiano in effetti COMUNICARE, e di quanto ai piani alti del mondo NESSUNO abbia interesse ad insegnarglielo.
Quindi proverò, nel limite del possibile a SPIEGARE senza ornamenti di POLITICHESE, di BANCHESE e di ESPERTESE, quello che ognuno di noi dovrebbe sapere su questo sistema cannibalizzante, e spero di fare cosa buona e giusta e di aiutare tutti quelli che, come me qualche anno fa, non riuscivano a capirne un tubo, e anche quelli che ne sanno un po', e vogliono saperne di più.

Le BANCHE stanno crollando. Perché? Perché stanno continuando a perdere impetuosamente LIQUIDITA'. La liquidità è il DENARO CONTANTE che una banca può utilizzare per eseguire le sue operazioni. Perdono liquidità perché ci sono un sacco di persone che non riescono a pagare i mutui e i finanziamenti che hanno in essere, che sono nient'altro che DENARO che la banca PRESTA al consumatore, per poi riaverlo indietro con gli interessi. Ecco, gli INTERESSI sono il principale REDDITO di una banca. Ovvero, le banche VIVONO perché VENDONO del denaro: ci danno 10 per poi riavere 15, e riprestare poi quel 15 a un altro soggetto che gliene restituirà 20.
In questo periodo molte persone non restituiscono e le banche perdono quello che hanno prestato. Sempre in questo periodo la percentuale di richieste di CREDITO (di soldi) alle banche scende precipitosamente, nessuno va più in banca a indebitarsi se poi non sa come restituire. Inoltre scende anche la percentuale delle richieste che le banche possono ACCETTARE: sempre più gente senza lavoro, sempre più gente in condizioni economiche PRECARIE a cui una banca non può permettersi di prestare denaro perché in assenza di garanzie sufficienti che esso venga restituito. Quindi meno richieste di credito accettano, meno guadagnano. E in più devono ACCANTONARE CAPITALE (mettere da parte un gruzzolo di soldi) per affrontare tutti i CREDITI INSOLUTI (i soldi che hanno prestato e che non sono tornati indietro). Ed ecco quindi la crisi. Niente liquidità. Niente soldi da prestare. Niente guadagni.

Cosa succede? Le banche mettono sul mercato i loro crediti. Cosa significa? VENDONO ad alcuni investitori I CREDITI che hanno verso i loro clienti. Un investitore COMPRA il credito nel senso che PAGA alla banca tutti i soldi che il consumatore ancora gli deve, e poi il consumatore continuerà a restituire le sue "comode rate mensili", non più alla banca ma all'investitore che ha comprato questo CREDITO. In questo modo la banca si garantisce quel rientro immediato di liquidità per il quale altrimenti avrebbe dovuto attendere il pagamento rateale del consumatore e l'investitore avrà comprato un credito ad esempio di 50 al prezzo di 40: quando il consumatore finirà di pagare le rate l'investitore avrà guadagnato 10.
Questo sistema prende il nome di CARTOLARIZZAZIONE.


Passiamo alla crisi dello Stato Italiano.
Anche lo Stato italiano ha bisogno di liquidità, per gestire istruzione, sanità eccetera eccetera eccetera. Emette quindi dei TITOLI DI STATO sul mercato, che vengono comprati da altri Stati Investitori. L'investitore che compra il titolo di Stato Italiano ci fa praticamente un PRESTITO, ovvero ci fornisce quella liquidità di cui abbiamo bisogno per poi vedersela restituire dopo una determinata scadenza con gli INTERESSI. Ecco il debito pubblico. Fino a che il denaro circola e il paese produce, restituire le somme non è un problema. Quando il paese è in crisi e quindi non produce, lo stato è costretto a chiedere nuovi prestiti (emettere nuovi titoli) per far fronte a quelli precedenti. Si indebita ulteriormente per pagare i debiti in essere.
Ma cosa succede se gli investitori non vogliono più comprare i titoli di stato italiani a causa della sempre più bassa capacità che lo stato italiano ha di restituirli?
Lo stato è costretto ad INVOGLIARE gli investitori ALZANDO IL TASSO DI INTERESSE, ovvero promettendo di restituire una percentuale sempre più alta di quello che ha preso in prestito dall'investitore.
E lo spread non è altro che la differenza della percentuale di interesse che applica l'Italia rispetto a quella che applica Germania.
Quindi se io compro un titolo italiano a 50 lo stato dovrà restituirmi 60 per invogliarmi a prendermi il rischio di investire.
La Germania, considerato che ha un governo più stabile, ha dei tassi di interesse adeguati: io investitore compro 50 e mi ritornerà indietro 52, ma sono sicuro della stabilità della Germania e sicuro quindi che quel prestito mi verrà rimborsato e che quindi il mio investimento frutterà.

Torniamo alle banche. Il piano per la ricapitalizzazione delle banche di cui abbiamo sentito parlare prevede di poter ridare alle banche europee quella liquidità che hanno perso. Da dove li prendiamo questi soldi?
Sono stati messi da parte da un organo interno alla BCE (banca centrale europea) una cosa come 400 miliardi di euro che dovrebbero essere distribuiti alle banche in difficoltà, per far ripartire il giro di denaro.
CHI LI HA MESSI QUESTI 400 MILIARDI?
Hanno contribuito tutti gli stati dell'UE compresi noi, naturalmente, ed è per questo motivo, proprio per TIRARE FUORI QUESTI SOLDI, che è stata progettata la MANOVRA FINANZIARIA, che c'è l'aumento dell'IVA, i tagli, eccetera eccetera, perché da qualche parte questo contributo dovevamo pur tirarlo fuori, e riuscire a far quadrare comunque tutti i conti in bilancio.

Ora, la Germania e la Spagna hanno investito in Grecia una percentuale molto più alta di quella dell'Italia. Le banche italiane in questo contesto sono quelle meno a rischio.
La Grecia col suo DEFAULT (FALLIMENTO) rischia di tirare giù le banche tedesche, che hanno invece un grossissimo CREDITO nei suoi confronti, che essa naturalmente, non riesce a pagare.
In estrema sintesi nel piano per la ricapitalizzazione delle banche a cui l'Italia sta partecipando SIAMO NOI che stiamo FINANZIANDO le banche TEDESCHE e SPAGNOLE per consentire di non andare giù con la Grecia.

Il nostro governo ha deciso di usare i nostri soldi per pagare gli errori commessi dalle banche. Gli errori degli investitori che hanno investito in Grecia. Noi stiamo pagando non solo il debito pubblico, ma stiamo aiutando le banche a rimpinguarsi dei nostri soldi in modo che poi loro possano RIVENDERCELI, e GUADAGNARCI SU, lucrando su di noi con gli interessi.

Mi asterrò da qualunque commento. Non voglio inquinare i fatti con le opinioni.

Sappiate che questo è ancora, soltanto (ottimisticamente) IL 10% DI QUELLO CHE CI SAREBBE DA SAPERE.

Buona catastrofe.

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(clicca per guardare il servizio)

Varese, il caso di Giuseppe Uva
"Massacrato di botte in caserma"

Un altro dramma inquietante dopo quelli di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi


Giuseppe Uva, un'altra Vittima di Stato

Massacrare fino alla morte una persona innocente in una caserma di Stato.
Illuminanti le parole dell'amico che ha assistito impotente al martirio, nel servizio delle Iene, a cui viene chiesto: "perchè hai chiamato il 118?"
"Fra tutti quei carabinieri e poliziotti, non sapevo proprio chi altro chiamare".

La sorella del ragazzo morto ha dichiarato che alla visita del corpo in obitorio le ferite si estendevano su tutto il corpo, bruciature di sigaretta, lividi sul volto, sangue sui vestiti e tra il pube e la regione anale.
SUGLI ATTI DELL'INDAGINE SI LEGGE CHE IL RAGAZZO SI SAREBBE AUTO PROCURATO LE FERITE IN PREDA AD ATTACCHI DI PANICO CHE NESSUNO DEGLI INNUMEREVOLI PRESENTI HA SAPUTO FERMARE.

L'unico indagato dell'intera storia resta UN MEDICO.
L'accusa è quella di aver somministrato al ragazzo UN SEDATIVO che ha causato IL DECESSO perchè non compatibile con L'ALCOOL assunto dal ragazzo durante la notte.

Abuso di Potere.
Sopruso, violenza, sopraffazione, tortura.
Omertà.
Peggio, COMPLICITA' di TUTTE le istituzioni che abbassano il capo, tacciono ed eseguono gli ordini.
Gli ordini delle Divise scritti con il sangue delle vittime.
Il silenzio che inghiotte la giustizia.
Un TITOLO che legittima un ABUSO.
E' la storia dell'Italia.
L'Italia che poi si toglie la divisa, la pistola, il manganello, e torna a casa, ad accarezzare le teste dei figli con il sangue rappreso in mezzo alle unghie.


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Sí. Io ero contro tutto, ma mi capita sempre più spesso di pensare che non sono mai stata pro niente.
Certo, uno può criticare e lamentarsi e giudicare tutto e tutti, ma poi cosa si ritrova?
Lamentarsi non significa creare qualcosa. Ribellarsi non significa ricostruire. Sbeffeggiare le cose non significa cambiarle.
Sì, forse abbiamo fatto a pezzi il mondo, ma adesso non abbiamo idea di come ricostruirlo.
La mia generazione ha sempre ridicolizzato tutto quanto, ma il mondo non è migliorato di tanto così. Abbiamo passato tanto di quel tempo a giudicare quello che avevano creato gli altri che, alla fine, di nostro abbiamo creato ben poco.
Nella ribellione io mi ci nascondevo. Usavamo la critica come finto strumento di partecipazione. Sembra che abbiamo fatto chissà cosa, ma in realtà non abbiamo combinato proprio niente. Non abbiamo lasciato niente di buono al mondo".



Chuck Palahniuk | Soffocare

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Ho ascoltato Listz e Schubert su un 33 giri mangiando pesce su un attico sul mare.

e lo sto scrivendo perchè domani mattina mi sveglierò e crederò di aver sognato tutto. o lo dimenticherò. è facile dimenticare. i sapori che senti una volta sola e poi mai più, il tempo te li raschia via con la carta vetrata.

io voglio ricordare.

il rumore della puntina sul disco. l’aria fresca del mare che ti passeggia sulla faccia. la tavola imbandita di pesce. di persone. di autenticità. di storie, di tradizioni, di racconti e di voglia di raccontarseli. di vino fatto in casa, di famiglia.

famiglia. non ce l’ho mai avuta, e stasera ce l’avevo.

andare via e sapere che non c’è parola ricca abbastanza che paghi il debito d’amore che adesso ho.

le parole sono tutte perennemente in debito con l’anima, madre di emozioni che scalciano nel cervello prepotenti e impazienti di nascere senza trovare nessun suono valido in cui potersi incastonare per venire fuori da lì.

e allora grazie, solo grazie signori miei.

una grande lezione mi avete dato.

da grande voglio essere voi.

e avere figli che mi guardano con gli occhi con cui vi ho salutato io stasera.

certe persone ti compaiono come fossero quei fantasmi buoni dentro i film per bambini, di quelli che si siedono accanto a te sulle vecchie poltrone a righe rosse e oro con i poggia braccio di legno sfarzoso, ti chiudono gli occhi e ti parlano, con quella voce da vecchio delle fiabe, che ne ha… “viste cose che noi umani non potremmo immaginare”, e le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di orione, e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser e tutti quei momenti…

andranno perduti nel tempo

Come…

lacrime

nella

pioggia.


Grazie.

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e diventarono ventitrè.

23 tormentati, infuocati, intemperanti anni. Chè tutti dicono che sono gli anni miei più belli. e io da qui che li guardo interdetta dicendomi che se non me ne accorgo forse allora sto sbagliando qualcosa. ma sai, non ricordo un attimo di vita mia vissuta in cui non me lo stessi effettivamente chiedendo. Di essere nel posto sbagliato, di star sprecando tempo. questo tempo maledetto che mi striscia nel corpo e lentamente e inesorabilmente me ne succhia la linfa, nel suo costante bastardo countdown col contagoccie, finchè non mi accartoccierò nella sua cannuccia e fine non sopraggiunga.

grazie mamma, grazie Dio.

ventitrè anni rubati al tempo, azzannati e strappati dalla sua bocca, e presi per me, uno per uno, con la furia e la fame di chi sa che prima o poi non ci saranno più porzioni che gli spettano, e di chi si azzuffa e si accapiglia col mondo perchè cazzo, il mio tempo scadrà, e prima che succeda scalcerò nel ventre del pianeta per fargli sentire che tutti i giorni, oggi, e fino al mio ultimo respiro, continuerò a combattere, a scavare, e rigare le sue acque,
a sbranare i suoi orizzonti a incastonare la mia voce dentro le sue viscere in modo che ogni mia parola possa rimbombargli nel cuore per sempre e possa raggiungere i posti che io non farò in tempo a vedere e parlare a coloro che non farò in tempo a conoscere, e ventitrè anni sono maledettamente pochi per potermi contenere, e maledettamente troppi perchè io possa tenergli il passo, e guardo il tempo galoppare sulla mia faccia, tirarmi via le giornate per i piedi mentre io le tengo strette per le braccia, e poi vincere sempre, me le ruba e se le porta via nel suo sacco, e mi lascia un timbro sul cartellino delle presenze, una spunta sopra la sua lista e riparte.

ho fatto un sacco di casini. ventitrè anni di casini.

scusa mamma, scusa Dio.

se voleste farmi un regalo, allora niente ricchezza, ne’ gloria, ne’ fama, ne’ soldi, ne’ potere.

Una sola cosa.

la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era in mio potere fare, e di aver detto tutto quello che sono stata costruita per dire, e di aver sofferto, gioito e goduto fino a consumare l’ultimo sommo strato di vita che mi è stato donato, di aver pianto tutte le lacrime, di averle usate proprio tutte fino all’ultima goccia, e amato con tutto l’amore che il mio corpo e il mio spirito sono stati messi in grado di generare, e baciato tutti i miei baci, di aver usato tutto il fottuto serbatoio di vita che mi porto nelle vene.

datemi questo. e negozierò.

fino ad allora brucerò.

Brucerò per sempre.

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Le malattie ti fanno vedere il mondo con la lente di ingrandimento. i dettagli nascosti nelle pieghe del caos. li vedi. Vedi la stupidità che si insinua nelle arterie del mondo e si dispiega incarnandosi negli uomini deboli e incapaci di essere felici. vedi questo stupido mondo incuneato sull’ossessione della bellezza, della giovinezza, della magrezza, e lo vedi roteare impazzito in lotta contro la natura stessa, assurdamente convinto di poterla anche vincere, e vedi la gente bruciarsi l’anima in nome di questa guerra, causarsi malattie a costo di poter dimagrire, iniettarsi nella faccia anche il veleno, se qualcuno dicesse che aiuta a sembrare belli. dobbiamo ossessionatamente essere belli. avere dei bei capelli, i denti bianchi e dritti il culo sodo, le tette grandi, dobbiamo sconfiggere la cellulite, dobbiamo metterci a dieta, controllare le calorie. ci pugnalano di spot che per vendere prodotti di bellezza, per fartene sentire il bisogno, ti fanno sentire un malato del cazzo. ti fanno sentire orrendo perchè tu possa andare a spenderti lo stipendio nelle loro cremine, ti fanno sentire vecchio perchè tu possa rivolgerti a loro, perchè loro hanno l’elisir. ma dove cazzo state andando tutti quanti. finirà che saremo tutti dei pupazzi in silicone. anzi, finirà che costruiremo il nostro surrogato in silicone, e manderemo in giro lui al nostro posto, con il telecomando e il microfono. meglio nasconderci tutti, siamo troppo imperfetti. il mondo va davvero a puttane. se non sei come dicono loro, allora è meglio non essere niente. questo è il motto. ed è agghiacciante come tutti si inchinino e si pieghino all’ordine subdolo e meschino di essere tutti sbagliati e di dover far qualcosa per correggersi.

come se mettersi due cuscini di gomma sotto le tette potesse farti trovare l’amore della tua vita. no ma io dico, a che diamine di uomini di merda aspirate? a uomini che scelgono l’amante a seconda del seno che portano? ma che uomo del cazzo è uno che si accorge di te solo per la taglia del reggiseno? anzi le donne dovrebbero essere felici di portare una prima, così se ne restano al sicuro dagli animali balordi, è tipo una sorta di filtro no? se porti la prima sei sicura che chi ti si avvicina sicuro non lo fa solo perchè ti vuole toccare le tette.
nessuno la pensa così. nessuno si accorge che è così che dovrebbe essere. vogliamo piacere a tutti i costi, infilzando la nostra identità in una croce di eterna imperfezione e ci azzuffiamo con noi stessi perchè non piacciamo mai abbastanza.
io dico che se a un uomo devo piacere, non voglio piacergli per il culo. anzi sapete, io odio sentirmi fare complimenti sul mio aspetto. non lo tollero. mi sminuisce, mi svilisce, come se tutte le mie qualità fossero solo lì e io fossi uguale a tutte le altre oche con il culo sodo, valutata sulla stessa unità di misura. ma che schifo.
Il sesso con un bel corpo è fine a se stesso. è solo sesso con un corpo. tanto vale scoparsi i manichini. 
il corpo è solo un contenitore.
l’apparenza si scioglie nell’acido del tempo.
quello che resta è la luce che porti negli occhi.
quella non va mai via.
ed è quella che l’uomo della mia vita deve volere per sè,
perchè sa che nessun’altra può avercela e nessun botulino del cazzo può siringarla negli iridi. è tua, e basta. smettetela di voler sembrare ciò che non siete. vi fate solo del male.

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"E lei signorina, cosa pensa di questa manovra del governo?"
"Che stanno riordinando le sedie a sdraio sul Titanic".


io e un giornalista, l'altro ieri.

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Ha pensato che cosa significa? L’oblio è un oceano gigantesco sul quale naviga un solo naviglio, che è la memoria. Per la maggior parte degli uomini, quel naviglio si riduce ad una miserabile bagnarola che fa acqua alla minima occasione, e il cui capitano, personaggio senza scrupoli, pensa solo a fare economia. Sa cosa significa questa parola? Sacrificare quotidianamente, tra i membri dell’equipaggio, quelli che sono giudicati superflui".


Amélie Nothomb

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